ASSOCIAZIONE PRO LOCO Celle sul Rigo

IL BRUSCELLO

di  Rocchi Raffaele

Diversamente da altre forme di spettacolo popolare il bruscello non vanta origini remote. Una delle prime documentazioni certe del bruscello, così come ci è pervenuto, riguarda infatti il XVIII secolo, periodo in cui tale spettacolo doveva essere “ al massimo rito campestre frammisto di canzoni amorose “ (Hans Ganz) soggetto ai bandi delle autorità che cercavano di proibirlo, come testimoniano certi documenti.
Per quanto riguarda invece il significato etimologico del termine “ bruscello “ si può senza dubbio fare riferimento agli studi del Toschi . “ Bruscello, dalla forma dialettale “ arbruscello “ , vuol dire “ arboscello “ e trae il nome da un arbusto, il quale viene recato in giro dal capo dei bruscellanti, e forma il centro ideale della rappresentazione.
Per gli studiosi ottocenteschi un grosso problema fu rappresentato dal fatto che si conosceva, oltre ad un bruscello contadino, un bruscello che il Falotico, accademico dei Rozzi, aveva composto nel 1574. Ci si pose così l’interrogativo se il bruscello fosse opera cittadina trasmigrato nelle campagne o se avesse percorso il tragitto inverso. Secondo il D’Aucond l’origine primo del dramma senese è sicuramente agreste e anche nel suo passaggio dalla forma lirica a quella drammatica esso conserva matrici chiaramente contadine.
Sempre riferendosi al Toschi è necessario poi operare all’interno del concetto generale di bruscello una classificazione per temi di rappresentazione :
- 1) Il bruscello coccio (per la comprensione caccia)
- 2) Il bruscello mogliorro (mogliarro)
- 3) Il bruscello epico
Questo genere di bruscello trae la sua ispirazione dalla Bibbia (La casta Susanna, S. Eustachio, Giuseppe ebreo), dall’epico (La Gerusalemme liberata, Fioravanti, Guerrin meschino), dalla storia romana (Nerone, Orazzi e Curiazzi), dalle leggende note nel periodo romantico (Pia de’ Tolomei).
L’arco di diffusione del brusecello epico è molto ridotto : qualche esempio se ne trova nel chianti e forse anche nel grossetano ; ma la zona tipica del bruscello epico va dalla Val di Chiana aretina e senese, alla montagna di Cetona e all’Amiata. I bruscelli si rappresentavano o a mezza quaresima, o in occasione di fiere o feste patronali (S. Paolo a Celle).
Il testo del bruscello era generalmente composto, ma non inventato, da un contadino che sapeva non solo leggere e scrivere, ma anche ricavare da un opera “ Culta “ (culta) un dramma in ottava rima ; in alcuni casi il testo originario era conosciuto a memoria. Poi dal capo compagnia, a volte si trattava del prete, venivano distribuite le parti che, anche nel caso di ruoli femminili, venivano interpretate dagli uomini. Le prove duravano a lungo, anche 3 o 4 mesi, poiché i bruscellanti non sapendo molto spesso leggere, erano costretti ad imparare a memoria sotto la dettatura del capo compagnia. Il giorno della rappresentazione i bruscellanti si avviavano al luogo della recita in corteo, preceduti da suonatori che con i loro strumenti richiamavano la gente e seguiti da coloro i quali erano addetti alla vendita dei fogli volanti o dei libretti con il testo del bruscello e dopo lo spettacolo provvedevano alla questua. La rappresentazione aveva regole precise, così come la gestualità ; anche nel bruscello, come nel maggio, la ripetizione prevale di gran lunga sull’innovazione. Molte le vicende di guerra e i duelli, il finale quasi sempre di tipo edificante. L’allestimento scenico, con la sua fissità, con il carattere non realistico della sua messa in scena e dei costumi, quasi sempre anacronistici rispetto alla storia raccontata, implicava un’intesa particolare tra attori e spettatori. Finita la rappresentazione gli addetti facevano l’accatto : uova, soldi, talvolta (Abbadia S. Salvatore) vino. Con il ricavato dell’accatto si organizzava una cena.
La forma metrica preponderante dei bruscelli è l’ottava incatenata in endecasillabi, ma non mancano in alcuni la sestina, la quartina, i distici. L’aria tipica del bruscello era probabilmente quella su cui si cantavano i versi dell’Ariosto e del Tasso. La monotonia del canto veniva ottenuta attraverso accellerazioni e rallentamenti operati dai cantori, anche in corrispondenza dei vari stati psicologici del personaggio. L’accompagnamento musicale veniva eseguito da un organetto e più recentemente da una fisarmonica (Val di Chiana), oppure da un violino e da una chitarra, o da strumenti a fiato.

BRUSCELLO DI CELLE

 Un discorso a parte merita il bruscello di Celle, il quale oltre a presentare certe particolarità che lo rendono unico, ci risulta essere tra i più antichi della zona. Non a caso se ne occuperà alla fine dell’ottocento, nel proprio lavoro lo studioso di tradizioni popolari Knisello Farsetti. Il bruscello a Celle veniva rappresentato nella ricorrenza di S. Paolo (25 Gennaio) patrono del paese. In un secondo momento fu spostato all’ Agosto, mese più adatto per lo svolgimento dello spettacolo sulla piazza. Il bruscello di Celle si cantava però più spesso in Teatro e comunque anche in piazza, l’ingresso era a pagamento ; inoltre il corteo si svolgeva dopo lo spettacolo.
La metrica è generalmente la quartina di endecasillabi e grande rilievo assumono i “ cori “, che in effetti sono romanze che si richiamano esplicitamente all’opera lirica.
Tutto ciò offre quasi la certezza che a Celle tale forma di spettacolo non avesse un’origine propriamente contadina, ma fosse piuttosto rispondente ad esigenze piccolo borghesi di artigiani e piccoli proprietari. Ciò verrebbe confermato più volte anche dallo stesso Farsetti, oltre che da un’analisi della condizione socio culturale presente. Ma il discorso porterebbe lontano forse in altra sede ! . 

 

Il Bruscello di Celle Sul Rigo

di  Appunti di Enrico Donatelli


Musica - Originariamente vi era un solo tipo di accompagnamento che dava l’intonazione agli interpreti.
Poi furono aggiunti altri due tipi di intonazione.
Gli strumenti erano un violino, una chitarra e un clarino. 
Canto – Una sola aria per i dialoghi e per il racconto.
Canto di invocazione (Es. coro di Genoveffa).
Cori dei soldati e dei gruppi. 
Versi – Sestine e ottave di endecasillabi a rime alternate e baciate. 
Argomento – I temi erano tratti dall’epica tradizionale, dalla storia romana, dalla Bibbia e dalla vita dei Santi, tranne l’ultimo rappresentato (Amleto). 
Scena – Il palco era diviso, generalmente, in due zone mediante una tenda per rendere possibile il cambiamento di scena. Il ginepro costituiva l’elemento decorativo principale e richiamava l’arboscello od albero, sotto il quale nelle aie al termine dei lavori agricoli più importanti venivano cantate le arie tradizionali.
Costumi – I costumi venivano preparati dalle sarte del paese utilizzando gli indumenti prestati dalle famiglie. Anche le parrucche venivano ricavate artigianalmente usando canapa, stoppa e coloranti. Venivano utilizzate le armi medioevali esistenti presso la casa dei conti Bocchi Bianchi o, in mancanza, costruite artigianalmente.
Solo per l’Amleto (ultimo Bruscello rappresentato nel 1964) i costumi furono affittati presso una sartoria teatrale di Firenze. 
Preparazione – La preparazione occupava diversi mesi anche perché le parti, non sapendo a quei tempi la maggioranza dei partecipanti leggere, dovevano essere imparate a memoria. In genere iniziava in Ottobre al termine dei lavori agricoli. I bruscellanti si riunivano la sera, dopo cena, al teatro, oppure in aule della scuola elementare o in case private alternando il canto con qualche “ goccio “ di vino.
Alcuni testi sono molto antichi e di autore incerto. Prima della seconda guerra mondiale , del Bruscello si occuparono i parroci Don Luigi Nutarelli ed in particolar modo Don Armando Pistelli, nel dopoguerra alcuni testi vennero rielaborati dal Generale Antonio Donatelli, dal maestro Giovanni Fastelli, dal dottor Giuseppe Pallini. Ultima in ordine di tempo ed in precedenza loro stretta collaboratrice, ha scritto il testo di Amleto, rappresentato eccezionalmente la sera di ferragosto del 1964, la signorina Irma Donatelli che ha lasciato anche due copioni inediti : Giulietta e Romeo e Otello.
L’autore dei testi era generalmente anche regista e qualche volta suggeritore, in questa ultima veste era spesso dal 1955 in poi coadiuvato dal maestro Massimo Donatelli.
Gli interpreti, tutti e solo uomini anche nelle parti femminili, erano scelti fra la gente del luogo senza distinzione di ceto purché forniti di una buona voce in quanto la rappresentazione avveniva all’aperto e naturalmente senza l’aiuto del microfono. 
Giorno e luogo della rappresentazione – Tradizionalmente il Bruscello veniva cantato il 25 Gennaio festa del patrono San Paolo Converso, in piazza Garibaldi, nel pomeriggio e ripetuto la Domenica successiva. Eccezionalmente venne rappresentato a Pasqua (Conte Ugolino della Gherardesca nel 1958) ed a Ferragosto (Es. nel 1954 fu cantato San Paolo il 25 Gennaio e Ginevra di Scozia il 15 Agosto).
In caso di pioggia veniva recitato nel teatro della Società Filarmonica (Coriolano nel 1955)Di solito si replicava la Domenica successiva. Durante gli intervalli tra un atto e l’altro la banda musicale di Celle intratteneva gli spettatori suonando delle marce.
Al termine dello spettacolo tutti i bruscellanti in costume, con la banda in testa, si recavano nella chiesa parrochiale per la funzione in onore del Santo patrono.
Il pubblico pagante era costituito oltre che da tutti gli abitanti del paese e della campagna anche dagli abitanti di numerosi paesi vicini (Piazze, Palazzone, Montepulciano, Cetona ecc.) dove era presente e molto sentita la tradizione dei Bruscelli.

 

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